Articolo | 19:07 | Dom 20 Luglio 2008
La notizia della sospensione del Festivalbar sembra averci lasciato tutti un po’ orfani, soprattutto due generazioni. Quella degli anni settanta e ottanta, che viveva lontano dai grandi eventi e che, attraverso la manifestazione canora, aveva l’opportunità di soddisfare (ma anche deludere) i propri immaginari collettivi nel vedere finalmente sul palco dal “vivo” (seppur dal tubo catodico) i propri beniamini; e la generazione precedente che, tra la desolazione dei palinsesti estivi, trovava nel Festivalbar un piacevole, distratto e allegro intrattenimento. Pazienza. Dalle diverse letture che sono state date al fatto, è trasudata un’idea, che definirei “scontornata”, di una musica vista appunto come un “contorno”, una musica che ha perso il suo valore televisivo e che non attrae più i giovani, troppo presi a scaricare mp3 da Internet. Non è solo un’analisi sociologica, ci sono i dati. Il marketing pubblicitario si orienta su Internet, togliendo investimenti alla televisione e le stesse case discografiche, in ritardo, sono ora costrette a pagare scotto e trovare nuove soluzioni. La musica non ha perso però il suo valore originario: quello di accomunare - non solo fisicamente - le persone e trasmettere un ascolto individuale condiviso ed amplificato. Spegniamo la tv e guardiamoci attorno. L’attenzione è stata spostata a kermesse estive di vario genere: dal Neapolis Carpisa Festival al Cornetto Free Music Festival e in mezzo tanti, tanti altri. Non basterebbe un solo editoriale per citarli tutti, per non parlare poi della grande carovana dei tour. La musica insomma c’è, ma è tornata al “locale”. È il “movimento dei festival” italiani che tentano di dare un respiro ancora più ampio e nuova linfa a tutto ciò che è “live”, ossia vissuto dal vivo. Il territorio fisico si è riappropriato della musica, nelle piazze e nelle suggestive location che il nostro Bel Paese offre. Non solo. C’è, sempre ben saldo, nei cuori e nelle passioni dei tanti giovani che amano gli eventi all’aperto che continuano e continueranno ad emozionare, sempre. È la risposta corale ai Festival con la “effe” maiuscola. Un messaggio forte e chiaro che la stragrande maggioranza degli artisti da me intervistati ha voluto con forza ribadire al proprio pubblico: “In questi periodi di crisi far vedere cosa significa fare questo lavoro dal vivo, cantando e suonando davanti ad un pubblico, è il modo per ricordare a tutti che la canzone non è solo un file, ma un insieme di sensazioni che si condividono come nello sport” ha affermato in una recente intervista sul mensile What’s Up, Max Pezzali. Lo condivido appieno. E allora spegniamola davvero la tv e accendiamo le emozioni. Assolutamente live.
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Elena Del Duca, giornalista del coordinamento redazionale di What’s Up, il mensile per i giovani scritto dai giovani e content manager del progetto web di Enel – Guide Regionali.
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