Articolo | 18:08 | Dom 3 Agosto 2008
Fatto: mi chiedono di parlare di musica. La cosa un po' turba. In tanti anni spesi a recensire dischi e concerti, è la prima volta che la questione si pone davanti a me in maniera così neutra ed al contempo assolutistica. Scelgo dunque un pretesto: la recente lettura di un bel libro di Bill Brewster e Frank Broughton ("Last Night a Dj Saved My Life" - Arcana) in cui, nel corso di cinquecento godibilissime pagine, viene descritta a colori vivi la nascita e l'evoluzione della club culture. Un caleidoscopio di nomi, locali, ritmi e playlist a partire dagli anni '50 sino ad arrivare all'inizio del 2000. Una storia di emarginazione, rivolta, empatia, droga e businness. Esattamente nell'ordine in cui le ho citate. E, soprattutto, una storia fondata sul suono: dalla maniacale cura di Dave Mancuso per gli impianti di diffusione del suo Loft, ai violenti decibel dei primi system mobili di Africa Bambaataa e Kool Herc. Già, perchè un tempo la musica la si "ascoltava": nella sala affollata di un locale, fumando con gli amici sopra gli accordi dei Velvet Underground, oppure da soli sdraiati sul letto (da cui l'origine della famosa frase marpiona: "Ti va di sentire un disco da me?"). L'importante era sempre la salvaguardia dello status di esperienza prioritaria. Mi spiego: al pari del leggere un libro, l'utilizzo di un vinile richiedeva necessariamente una fruizione dei brani sequenziale ed integrale. Oggi, invece, le orecchie si nutrono di spezzoni mp3 sputati dalle casse di un pc mentre si naviga su chissà quali siti. Oppure di continui frammenti easy listening incastonati in patinate pubblicità di auto e diffusi mentre si fa la fila al supermercato. Ma in tutto questo bombardamento quanta gente ha ancora il tempo e la curiosità di "ascoltare"? Ben poca ahimè. Forse, quando questo desiderio tornerà ad esserere in auge, allora anche la musica avrà nuova linfa. Nel frattempo è inutile aspettare: agite e provateci da soli. Sceglietevi un album e suonatelo integralmente. Sedetevi, rilassatevi e lasciate che le sue trame vi avvolgano dall'inizio alla fine; senza pause. Esattamente come se vedeste un film. Per una quarantina di minuti fate si che le note vi sorprendano, vi emozionino, si facciano pian piano strada dentro di voi siano a divenire colori visibili. Cercate di entrare in sintonia con l'autore e di capire il suo messaggio. Dedicatevi ad un sano onanismo musicale: un'esperienza sensoriale da provare e riprovare. PS. A seconda dell'umore, sperimentate con: John Tejada - Where (verde) Deus - Vantage Point (blu) Larry Levan's Paradise Garage - The Legend Of Dance Music Vol 1 (senape) Alva Noto - Prototypes (argento) Gianluca Servetti - classe 1974 - è giornalista musicale, cantante dei Mirsie, remixer, nonchè dj umorale e regolarmente apatico. Ha collaborato con Rolling Stone, Metal Shock, Uscita di Sicurezza e da parecchi anni scrive in pianta stabile sulle pagine di Rockerilla. Segni particolari: daltonico.
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