Articolo | 15:07 | Lun 7 Luglio 2008
Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare osserva. Così si legge nel libro dei consigli... E da qui inizia una mia personale e rapida analisi della situazione dei videoclip musicali in Italia; o meglio, su quanto sia difficile riuscire a vedere e di conseguenza a osservare, dei videoclip. Negli ultimi anni i canali tematici hanno sempre più ridotto le loro rotazioni e i canali musicali, con i quali siamo cresciuti negli anni ’80, sono sempre più un ricordo lontano. Vedere un videoclip di un artista - che non sia fra quei dieci che sono in alta rotazione - diventa sempre più difficile, se poi speriamo di riuscire a scorgere un videoclip di un artista indipendente, allora si, che ogni speranza diventa vana. L’avvento del digitale, abbattendo notevolmente i costi, ha fatto aumentare la produzione di videoclip da parte di artisti indipendenti, o almeno ha dato loro la possibilità di realizzare un video a costi contenuti. Il problema è che il videoclip realizzato, nasce, vive e muore all’interno dei canali dell’artista stesso, galleggiando fra myspace, il sito personale e gli amici dell’artista, avendo preclusa qualsiasi speranza di visibilità da parte del grande pubblico e ritrovandosi in un triste e fatiscente binario morto. Negli ultimi anni ho avuto la possibilità di “vedere e osservare”, riprendendo la citazione iniziale, molti videoclip indipendenti, passando per concorsi come il PVI (Premio Videoclip Italiano) o il MEI, lavori - che vi assicuro - mostrano grande creatività ed hanno uno spiccato valore artistico. Se consideriamo che i due concorsi scelgono i migliori videoclip fra più di 300, abbiamo subito un’idea di quello che è il “sottobosco” della produzione indipendente di videoclip musicali. Perché, quindi, un artista o una etichetta indipendente dovrebbe affrontare la produzione di un videoclip sapendo che il massimo risultato potrà essere quello di essere visto solo da coloro che frequentano manifestazioni come quelle ricordate? Questo spesso scoraggia l’artista e fa si che il numero di video prodotti non aumenti notevolmente. Anche osservando questa situazione di stasi, dal punto di vista di chi realizza i videoclip, la difficoltà di visibilità limita notevolmente la formazione di nuovi registi da immettere nel mercato, soffocando idee che rimangono forzatamente solo tali, senza possibilità di prendere forma. Una nota piattaforma satellitare ha lanciato da poco un canale che inserisce in rotazione video musicali provenienti da tutto il mondo, qualcosa di più di una goccia nel mare... “Se puoi vedere, guarda. Se puoi guardare, osserva”... Con la speranza di poter osservare presto un canale dedicato ai video italiani di artisti più o meno famosi.
Matteo de Nicolò nasce il 22.05.1976 a Firenze città che lo avvicina fin da piccolo al mondo del cinema, della musica e dell'arte in generale. Lavora come operatore per troupe Rai e come aiuto operatore per BBC e CNN grazie alla collaborazione con la Rainbow film di Duilio Ringressi. Importante e formativo, in questo periodo, l'incontro con il regista Jonathan Nossiter (vincitore del Sundance Festival) per la realizzazione del cortometraggio "Il filo". Tra i videoclip dei quali è stato regista ricordiamo quello per la canzone di Povia "Ti insegnerò" e quello per la canzone di Irene Grandi "Bruci la città", vincitore tra l'altro di "Anima clip" all'ultimo Giffoni Music Concept. Matteo De Nicolò è stato anche regista di Area 24, il web music contest che è andato in onda su Rosso Alice e Yalp.
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