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Articolo | 17:09 | Dom 21 Settembre 2008

La storia del Rock... E' finita di Simone Lenzi


Sono appena tornato da Riva del Garda. E chi se ne frega, d'accordo. Non è una notizia, nemmeno mettendoci dentro due giorni di pioggia ininterrotta e le facce lunghe dei surfisti bavaresi. Ma a Riva del Garda, dietro il palco de "Le città viste dal basso", c'erano con me, oltre ai Perturbazione che si sono inventati questo spettacolo (tre urrà per loro!), anche Emidio Clementi dei Massimo Volume, Jo dei La Crus e Vasco/Luci della Centrale Elettrica (che ci portava i saluti di Giorgio Canali).
Tenendo fuori Vasco da questo discorso per motivi anagrafici (ma abbracciandolo fra queste parentesi dopo averlo applaudito di cuore), mi ha fatto piacere ritrovarmi con musicisti che avevo incrociato tante volte in questi dieci anni, magari anche solo guardandone di sbieco i manifesti affissi nei locali in cui suonavamo e dove loro avevano suonato il sabato precedente. Di sbieco, perché quando eravamo più giovani, credevamo un po' tutti di incarnare una qualche verità più speciale di quella degli altri. Va bene, nemmeno il narcisismo giovanile è una notizia. Però questo fine settimana ci siamo divertiti davvero, e fra le tante verità (alcune scomode) che sono venute fuori parlando, ce n'è una che forse merita di essere ricordata... Fra tutte le storie che sono finite, è finita anche quella del rock. Finalmente. E' finita. Sia chiaro: non è successo a Riva del Garda e di sicuro il contributo che abbiamo dato a questa esecuzione globale è stato davvero minimo. E' solo che ce lo siamo detti, e questa mi sembra una notizia. Che magari sapranno già in molti, ma che bisogna pur sottolineare. E' finita la storia del Rock, dicevo, perché i ragazzi di sedici, diciotto anni possono pescare tutto quello che vogliono nel gran mare della contemporaneità. Senza complessi e senza nostalgie ereditarie. Perché "contemporaneità" è ormai un concetto da intendersi quanto più alla lettera possibile:
si scaricano dalla rete "contemporaneamente" The Smiths e Radiohead, Joy Division e Nine Inch Nails. Oppure un Johnny Cash colossale, che dei NiN reinterpreta Hurt, rendendola clamorosamente "nuova".
E' per questo che aspettiamo, ad esempio, un nuovo disco dei Massimo Volume. Perché appunto abbiamo fiducia nel fatto che saprà essere "nuovo" davvero. Per questo fra un mese vado in studio coi Virginiana a registrare il nostro disco migliore. Sempre per questo siamo rimasti in camerino ad ascoltare le nuove idee di Joe.
Perché non ci passa, perché non "passiamo" (che sia una promessa o una minaccia, questo, dipende dai gusti). Perché il passato non esiste più, e da dove arriva il "nuovo", l' "inaudito", diciamolo pure, nessuno lo sa. Che poi, a pensarci bene, è sempre stato così, ma qualcuno era distratto dalle "scene", dalle "mode", dalle cazzate.
Visto dal basso, anche più in basso di quei piccoli orticelli (fra i quali riconosco anche il mio), il rock italiano comincia a piacermi un po' di più.


Simone Lenzi voce dei Virginiana Miller, gruppo livornese attivo dal 1990 sulla scena indipendente, il loro ultimo disco "Fuochi fatui d'artificio" ha riscosso numerosi consensi dalla critica, il singolo "Dispetto" è fra i 5 video finalisti del Premio Videoclip Italiano nella sezione gruppi e l'album è fra i venti dischi finalisti del Premio Italiano per la Musica Indipendente.


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